Un murale campeggia dal 2020 in piazza Parrocchiella, nel cuore dei Quartieri spagnoli a Napoli. Raffigura Ugo Russo, quindici anni, morto il primo marzo dello stesso anno durante un tentativo di rapina . Gli sparò un carabiniere, ventitreenne, che ora è sotto processo. Per quel murale c’è un braccio di ferro tra il Comune di Napoli e la comunità tutta che non vuole rimuoverlo. Ma entro domani - 21 febbraio - o il condominio deciderà di imbiancare la facciata oppure sarà l’amministrazione a farsene carico .
Il motivo del braccio di ferro
La battaglia, che si è consumata anche nelle aule dei tribunali amministrativi, non ha niente a che vedere con la street art, di cui Napoli tra l’altro è protagonista assoluta, ma su ciò che rappresenta. È dunque politica e semantica. Per l’amministrazione è l’ennesimo «altare» in omaggio alla criminalità e va quindi cancellato. Per i familiari e gli amici Ugo Russo non c’entrava nulla con il «sistema» , quella, a detta loro, era la prima e unica rapina a cui aveva partecipato. Il murale, per il comitato, è diventato tra l’altro anche un «memento»: a distanza di un anno e mezzo il processo per la morte del quindicenne non ha fugato molti dubbi. Ma sono due questioni, quella simbolica e quella giudiziaria, completamente differenti. Sono due strade che non dovrebbero accavallarsi.
Ma andiamo a ritroso. Alla notte del 29 febbraio 2020. Ugo Russo morì mentre tentava di rapinare un carabiniere di 23 anni fuori servizio. In compagnia di un diciassettenne , in via Orsini, affiancò una Mercedes. Nell’auto c’era il carabiniere, di stanza a Bologna ma a Napoli in visita dalla famiglia, con la fidanzata. L’obiettivo era un Rolex . Secondo la ricostruzione Russo tirò fuori una pistola giocattolo e disse «Dammi l’orologio». Il carabiniere prese la sua arma e sparò. Il quindicenne morì con un colpo anche alla nuca. A questo punto le testimonianze divergono: per il diciassettenne stavano già scappando quando i colpi mortali li raggiunsero, il carabiniere, invece, ha sempre detto di essersi qualificato prima di sparare. Il militare è indagato per omicidio volontario e il processo è in corso.
Quella stessa notte il pronto soccorso dell’ospedale Pellegrini, dove avevano portato il corpo di Ugo Russo, fu devastato. E colpi di pistola vennero sparati contro la caserma Pastrengo , sede del Comando provinciale dei carabinieri. Per quegli episodi due ragazzi, di cui uno cugino della vittima, sono stati condannati a cinque e sette anni di carcere in primo grado. E così per la devastazione del pronto soccorso: è stata condannata anche una zia di Ugo Russo . Il murale comparve a piazzetta Parrocchiella a distanza di qualche settimana dalla morte del quindicenne e dai due raid.
Vincenzo Russo ha sempre detto: «Mio figlio ha sbagliato, ma non doveva andare così. A Ugo è stata applicata una pena di morte». Quel murale, scrivono sulla pagina del comitato, «è frutto di un percorso di rivendicazione di verità e giustizia sul caso umano e giudiziario di un ragazzo di 15 anni ucciso con tre colpi di pistola, l’ultimo alla nuca. Questa è una città in cui si finge di fare la lotta alle mafie con la gomma cancellante e si spaccia per legalità e decoro la damnatio memoriae di ragazzi assassinati». Ma nel frattempo la polemica sul murale si è accesa. Il primo a sollevare il caso fu il deputato di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli .
Il 29 gennaio del 2021, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, il procuratore generale di Napoli Luigi Riello chiese che venissero rimossi «gli altarini dedicati alla camorra». Il Comune e la Prefettura decisero di avviare «le operazioni di rimozione di murales, scritte, altarini riconducibili a eventi o persone legati alla criminalità organizzata, simboli di illegalità che occupano o insistono abusivamente su spazi pubblici». E da allora una quarantina tra altarini e murales sono stati cancellati: a cominciare da quello dedicato al capoclan Domenico Russo, detto Mimì dei Cani, ucciso nel 1999. Ma su quello dedicato a Ugo Russo la città si è divisa. C’è stata anche una petizione e una raccolta di firme per fermare l’amministrazione.
L’artista Leticia Mandragora
L’autrice è Leticia Mandragora , artista italo-spagnola, che ha ritratto anche Sophia Loren e Maradona. Il suo tratto distintivo è il colore: il blu cobalto. A Vanity fair disse: «Dicono che sia un cattivo esempio per i ragazzi dei Quartieri Spagnoli, un elogio della delinquenza; ma quel murale è una riflessione sul peso della vita , delle scelte che si fanno e non credo che i ragazzi che lo vedono si guardino allo specchio e pensino di voler finire come lui, morto sparato. Sul dipinto c’è scritto “verità e giustizia” perché la sua morte è sembrata un’esecuzione più che una legittima difesa. Ma mi preme sottolineare questo: dietro al volto di Ugo Russo, ci sono file di bilance che indicano il peso dell’anima. Ho rappresentato la piuma della dea Maat accanto a un vaso contenente il cuore per far riflettere su quanto valga la vita per ognuno di noi e per il Paese in cui viviamo. Un monito, più che un elogio».
Il video su Tik Tok
Un altro episodio è centrale per comprendere la volontà della giunta napoletana. A metà giugno del 2021 in un video su Tik Tok compare l’omaggio di un corteo di ragazzi in scooter davanti al murale. Vengono da Palermo, dove il figlio del boss Emanuele Burgio è stato ucciso in un agguato: il gruppo si incontra e si scambia baci e abbracci con i parenti di Russo . Ancora Borrelli: «Siamo alla santificazione dei delinquenti».
Con la sentenza definitiva del Consiglio di Stato il murale verrà cancellato . Il tribunale amministrativo non entra nella vicenda: il motivo è che si tratta di «trasformazione fisica dell’immobile». Tant’è che il comitato denuncia: «Il danno collaterale è che da oggi quasi tutta l’arte muraria del centro storico di Napoli (dal San Gennaro di Jorit a Banksy a quasi tutti i murales del rione Sanità di Bosoletti, Tono Cruz ecc), uno dei principali patrimoni artistici di questo tipo in Europa, è di fatto qualificata come illegittima e abusiva perché “viola il piano regolatore”». Ma il Comune ha intenzione di non tornare indietro. La guerra ai simboli, ai cattivi simboli, continua.
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