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Asili diurni, dog sitter ma anche alberghi “specializzati” per le vacanze, qualche vestitino e soprattutto spese veterinarie e cibo (sempre migliore): considerati ormai membri della famiglia, gli animali “muovono” un mercato che cresce a due cifre
I numeri ancora non ci sono, ma la certezza c’è già: gli animali domestici sono stati protagonisti anche nel Natale appena trascorso. Come per i bambini, anche per loro si tende a non badare troppo a spese. L’offerta, del resto, era ampia: dal «Canettone» alla tana a forma di albero di Natale, dagli abitini da elfo adatti anche ai porcellini d’India agli addobbi per i giacigli. E ancora: giocattoli, cappottini, accessori più o meno strampalati, cucce e cuscini, dispositivi elettronici wearable. La proposta di strenne per cani e gatti (e non solo) è stata particolarmente elevata e capace di andare incontro alle tasche di tutti. Un nuovo guinzaglio, per dire, costava 10-12 euro nella grande distribuzione, ma poteva arrivare a 490 per il top di gamma griffato Gucci. Ora qualcuno punta ai saldi per togliersi qualche sfizio in più. Per sé stesso, ça va sans dire, più che per l’animaletto.
IL MODELLO AMERICANO: NEL 2022 IL MERCATO MONDIALE DEL PET CARE HA REGISTRATO UN VALORE STIMATO DI 150 MILIARDI DI EURO, CHE SUPERERANNO I 200 PRIMA DEL 2025
L’industria conosce questa nostra «debolezza» e non si fa trovare impreparata. E non è solo una tendenza natalizia. Nel 2022 il mercato mondiale del pet care ha registrato un valore stimato di 150 miliardi di euro, che supereranno i 200 prima del 2025. La crescita tendenziale è del 5,6% a livello globale, ma ci sono mercati emergenti dove si viaggia a due cifre. E nel più importante di tutti, la Cina, dove pure in alcune aree rurali i cani sono ancora considerati cibo, toccherà punte del 27%. Per avere un termine di paragone, l’agenzia di rating Moody’s ha ipotizzato che nel 2024 il tasso di crescita del Pil dei Paesi del G20 sarà solo del 2,2%. Si parla di stime perché la sempre più vasta gamma di prodotti e servizi rende complesso un monitoraggio efficace e omogeneo nelle diverse aree del mondo. Ma gli analisti sono d’accordo nel definire la pet economy un mercato «a prova di recessione» . Non a caso stanno nascendo anche programmi di investimento per privati con portafogli incentrati sulle aziende di settore.
SONO 13 MILIONI I CANI ISCRITTI ALL’ANAGRAFE CANINA DEL 2022 SECONDO I DATI FORNITI DALL’OIPA, L’ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE PROTEZIONE ANIMALI. I GATTI REGISTRATI SONO 956 MILA. IL SUCCESSO DEL FONDO CHE PUNTA SULLE PET SOCIETY
Accade da diversi anni negli Usa, ma pure da noi si inizia ad andare in questa direzione: nei mesi scorsi Allianz G.I. ha lanciato in Italia un fondo che scommette su una trentina di società, ripartite tra pure player, ossia aziende che hanno la totalità dei loro ricavi in questo ambito, e società che hanno attività miste. Come lo sono i principali operatori a livello globale: Mars, Purina-Nestlé, Colgate, Palmolive, titolari di molti dei marchi più noti dell’universo pet . essere sempre consapevole: è una assunzione di responsabilità che comporta un grosso impegno in termini di tempo, ma anche un costo fisso nel budget famigliare. Torniamo dunque ai conti. Senza girarci troppo attorno sappiamo che sono pochi i possessori di pet che si limitano ai costi essenziali . Se vogliamo educare cani e gatti a vivere in società li affidiamo alle cure di un trainer. Ci rivolgiamo alle pensioni e agli asili diurni o ai dog e cat sitter per non lasciarli a casa da soli mentre noi siamo al lavoro. Di servizio in servizio, stiamo di fatto clonando in versione pet la nostra società .
Pet economy: cani & Co. Dentro il boom miliardario. Il caso delle lettiere di Alessandro Sala
Dalla toilettatura al matrimonio per cani
Alcune agenzie organizzano anche matrimoni per cani e gatti, con tanto di cerimonia e ricevimento per gli ospiti. Altre si occupano invece dei loro funerali. Ecco perché questa branchia dell’economia viaggia veloce. E le aziende che la alimentano prosperano. I margini lordi di guadagno nel segmento della salute animale arrivano fino al 60%, contro il 37% della media dell’indice Msci World Healtcare; e quelli operativi al 15%, contro una media del 10% . L’inflazione e gli aumenti sul fronte energetico potrebbero portare a rialzi di costi con ricadute sui prezzi al dettaglio. Ma è difficile ipotizzare crolli eccessivi nelle vendite. Anche con il Covid i consumatori hanno continuato a spendere per i propri animali. E in generale proprio la pandemia ha dato una spinta al settore, perché in questi anni è aumentato il numero di cani e gatti nelle case . «È proprio l’idea dei pet come membri della famiglia che muove il mercato» sottolinea Francesco Baldisserra, Global marketing manager di Croci Spa.
L’80% DEGLI ARGENTINI AFFERMA DI VIVERE CON UN ANIMALE DOMESTICO, IL 66% HA UNO O PIÙ CANI. A SEGUIRE NELLA CLASSIFICA IL MESSICO (79%), LA RUSSIA (73%) E L’AMERICA (70%)
«Sviluppiamo prodotti che immaginiamo non solo come necessità, ma anche come occasione di condivisione. Per questo abbiamo lanciato linee ad hoc per festeggiare i loro compleanni ma anche ricorrenze come San Valentino, Halloween e Natale ». Croci, nata nel 1990 alle porte di Varese, può essere vista come case history di questo momento favorevole: per l’anno appena concluso prevede di superare i 60 milioni di fatturato con una crescita del 20% rispetto al 2021, e a novembre ha annunciato l’acquisizione della spagnola Creaciones Arppe S.L. che va ad aggiungersi alle presenze già consolidate in Germania, Francia e Cina.
Il cibo eco sostenibile e la responsabilità sociale
La spinta al mercato non è solo di tipo consumistico. Gli acquirenti oggi sono più attenti e consapevoli e cresce la richiesta di prodotti «premium», soprattutto per il cibo, o eco-sostenibili. Si guarda ai componenti con cui sono realizzati ma anche alle politiche di responsabilità sociale adottate dalle aziende. È su questi temi che si confronteranno nei prossimi anni i player del mercato. Forti anche della consapevolezza che per le nuove generazioni gli animali rappresentano effettivamente un pezzo di vita e, di conseguenza, un pezzo di budget famigliare . Un’indagine commissionata da Purina negli anni scorsi mette la possibilità di portare il proprio cane sul posto di lavoro fra i tre principali benefit richiesti alle aziende americane; e un’altra ricerca sancisce che il 41% «millenials», ossia la generazione nata dopo il 1980, dichiara di «non voler badare a spese» per la salute dei propri animali domestici.
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