L'osservatore De Cresi "Predazioni sui cani non servono per studiare le caratteristiche dei lupi" - piacenzasera.it

2023-02-22 17:39:19 By : Ms. Grace Hu

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“Le predazioni sui cani non sono un buon punto di partenza per studiare le caratteristiche dei lupi: test comparativi, come quelli effettuati con peluches elettrificati , hanno fornito risultati discordanti”. A dirlo è l’osservatore naturalista Ugo De Cresi, intervenuto in una conferenza tenutasi presso la Cooperativa Infrangibile.

I dati mostrati da De Cresi evidenziano il fenomeno delle false notizie e della mancanza di dati certi e certificabili al riguardo delle predazioni sui cani come punto di partenza per studiarne le caratteristiche. De Cresi ha parlato della mancanza di una base dati di evidenze scientifiche e non da cui partire per l’analisi del fenomeno ed ha mostrato come numerosi test comparativi con peluches effettuati a largo raggio abbiano fornito risultati discordanti e non attribuibili ad un interesse concreto dei lupi verso i cani. Al contrario, secondo l’osservatore, le evidenze disponibili di video e fotografie ritrarrebbero lupi che, all’arrivo di umani e cani, scappano frettolosamente. È stato rimarcato il ruolo del fototrappolaggio sul territorio che, così come viene eletto a testimonianza del morso dato da un lupo a un pupazzo, ricevendone una scossa, in forma analoga sarebbe indicatore del fatto che le numerosissime fototrappole poste sul territorio non avrebbero mai ripreso una interazione tra lupi e cani in Valnure e nel piacentino.

Il lupo, specie ombrello, come predatore apicale, svolge un ruolo chiave nel mantenimento degli stock numerici degli ungulati, ed esistono selettori naturali virali e non che impediscono di fatto l’aumento eccessivo della specie predatrice in relazione al territorio. I lupi, che – dice De Cresi – è bene non definire “riuniti in branco”, poiché il termine si riferisce a gruppi non familiari di cani randagi inselvatichiti, formano nuclei familiari composti da padre, madre e zie aiutanti. Il fenomeno della dispersione vede un elevato tasso di mortalità, vicino al 50% per i giovani alla ricerca di un partner. Nello stesso tempo, “quando vi sono casi accertati di predazioni nei confronti di bestiame da allevamento, i rimborsi devono essere rapidi e congrui”, è stato ribadito durante la conferenza.

In conclusione, “il lupo fa parte di un ecosistema: la sua assenza nei Paesi come la Gran Bretagna, oppure nelle nostre isole maggiori Sardegna e Sicilia, è compensata da gruppi (branchi appunto) di cani randagi che provocano gravi danni al bestiame e alle persone. Per attuare qualsiasi iniziativa di studio e operatività è necessario che si verifichi la sussistenza di dati ‘dal territorio’ circostanziando con estrema precisione l’accaduto con video e fotografie per ossequiare un approccio scientifico che ponga la certezza del dato a fondamento e non una simulazione con un peluche che pone dubbi su diversi fronti. La specificità del tessuto sociale e dell’evoluzione storica dei rapporti fauna uomo in Valnure e nel piacentino vanno analizzati con serietà prendendo origine da una robusta base dati e non certo da testimonianze provenienti da categorie che manifestano apertamente una volontà di eradicazione della specie lupo solo in base ad ataviche narrazioni”, ha concluso De Cresi.

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